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carica batteria

Negli anni Cinquanta la ricarica degli accumulatori era un argomento interessante per gli sperimentatori. Ecco come la rivista “Sistema A”, numero 3 del marzo 1950, illustra ai suoi lettori un metodo per poter caricare da sé gli accumulatori: “Andate in cucina e prendete quattro vasetti di vetro, recatevi dal bandaio e fatevi dare quattro rettangolini di alluminio e quattro di piombo, passate anche dal farmacista e chiedete un litro di soluzione al 15 % (quindici per cento) di fosfato ammonico (costa poche lire). Provvisti dell’occorrente, formate ora quattro vasi e collegateli come in figura. Il complesso dei vasi può esser legato assieme con corda e sistemato in una cassettina da cui escano i quattro fili, due dei quali, tramite una spina S, andranno inseriti in una qualsiasi presa di corrente (ad esempio quella del ferro da stiro) mentre gli altri due faranno capo, per mezzo dei due morsetti M, ai poli dell’accumulatore (collegare sempre il polo + al positivo e il polo – al negativo). I vasi vanno riempiti con la soluzione: se con l’andar del tempo il livello del liquido diminuisce basta ripristinarlo con semplice acqua. L’accumulatore sarà carico allorchè gli elementi ‘bollono’. Una carica migliore si ottiene usando una corrente più debole e più prolungata”. Fortunatamente oggi gli accumulatori si ricaricano con sistemi più moderni …

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